La visione dell’uomo nel progetto Azione Counseling

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La visione dell’uomo nel progetto Azione Counseling

Ogni pedagogia o approccio all’altro si basa su una visione dell’uomo. Una rappresentazione che si traduce in atteggiamenti e che guida la relazione. Personalmente arrivo al counseling dopo un lungo percorso ad ampie e ricche anse nel vasto territorio delle scienze umane, dalla sociologia alla pedagogia. In questo tragitto ho dato vita a Azione Counseling uno studio di counseling e ricerca psico sociale.

 

Azione Counseling nasce dalla volontà di integrare esperienze, competenze, desideri e di condividere la ricerca della realizzazione di sé

Considera le persone come soggetti attivi e responsabili, in grado di autodeterminare il proprio sviluppo.

Risponde alle esigenze di superamento delle difficoltà esistenziali, accompagna nelle fasi di passaggio, aiuta ad orientarsi e a dare senso e ordine alla propria vicenda biografica

E’ luogo di relazione e confronto, occasione di ascolto, osservatorio di sé, laboratorio di costruzione di soluzioni.

Promuove:

il benessere e la realizzazione della persona in tutti i suoi ambiti;

lo scambio tra persone, professionisti e artisti;

l’espressività e le relazioni.

Propone:

l’esplorazione naturale come ricerca di immagini e di contatto con la propria natura;

percorsi individuali e di gruppo volti alla promozione della salute e del benessere;

bilanci di competenze e approfondimenti sulle life skills.

Utilizza gli strumenti del counseling, dell’art counseling, dell’intervento psico educativo, della ricerca sociale, della sociologia; il dialogo come forma di incontro autentico; l’azione artistica come forma di espressione personale; il cammino come esplorazione del sé e strumento di crescita personale

Quali sono, dunque le rappresentazioni dell’uomo che guidano Azione Counseling?

Sono affezionato al modo con cui il filosofo francese Emanuel Mounier descrive la Persona. Lo riassumo così: la Persona è soggetto di relazione: con se stesso, con gli altri, con il mondo, con la dimensione spirituale; è tutta intera corpo e tutta intera spirito; è trascendenza, capacità di andare oltre, di cambiare, di superarsi; non è riducibile ai ruoli che attraversa e non può essere oggettivata senza subire violenza; il suo è uno statuto di lotta per cui agisce tra le forze spersonalizzanti presenti nella società e un movimento di personalizzazione.

Voglio inoltre ricordare e sintetizzare la visione dell’uomo che impronta la pedagogia degli oppressi di Paulo Freire, il celebre pedagogista brasiliano, secondo il quale l’uomo è un essere inconcluso e in divenire. E’ soggetto storico consapevole della sua insufficienza. Ciò che lo caratterizza è la sua azione in un mondo che è altro da lui. Egli è progetto (di conoscenza, di trascendenza, di trasformazione) ed è naturalmente curioso e portato ad apprendere. La sua azione è propriamente umana solo se unita alla riflessione e possiede la vocazione ontologica e storica ad “essere di più.” Chi nega agli altri la possibilità di “essere” la nega anche a se stesso. Chi si libera da tale oppressione, libera anche il suo oppressore. L’uomo è un essere culturale dotato di capacità decisionale attraverso la rottura con lo stato di cose esistente. Ciò che frena l’uomo nel processo di realizzazione di sé è la paura della libertà che lo porta a rifugiarsi nella “sicurezza vitale” preferendola ad una libertà densa di rischi. La libertà è invece ricerca permanente dell’atto responsabile, una dimensione che richiede azioni di lotta.

Karl Rogers, psicologo statunitense noto per aver fondato un approccio non direttivo in terapia, venne candidato, l’anno della sua morte, al premio nobel per la pace. Egli pone a fondamento della modificazione e della crescita personale durante il processo terapeutico, una forza di base che definisce “tendenza attualizzante”. Ogni persona possiede dunque una forza in grado di regolare le sue esperienze vitali in direzione dell’autorealizzazione.

E’ bello il racconto con cui Rogers dichiara di essersi reso conto di tale forza. Da un promontorio sulla costa californiana guarda le onde oceaniche infrangersi sugli scogli. Con un binocolo osserva con sorpresa la presenza sugli scogli di alghe, simili a piccole palme. Ricevono incessantemente l’urto del mare. Si direbbe che l’onda, enormemente forte, spazzerà via la piccola pianta acquatica al prossimo colpo, ma non è così. L’alga si piega completamente per poi tornare dritta e in questo frangente essa vive, cresce, si sviluppa. Esprime la tenacia e la persistenza della vita in un ambiente così ostico in cui, a dispetto di tutto, essa diviene se stessa. Questa tendenza a migliorarsi e riprodursi è sempre attiva in ogni organismo. La tendenza attualizzante è il costrutto motivazionale alla base della teoria della personalità di Rogers e, come tale, regola ogni comportamento. L’organismo è dunque iniziatore attivo di comportamenti orientati. Se posta nelle adeguate condizioni relazionali, la persona persegue il suo bene, trova la sua strada. L’uomo, come gli organismi più piccoli, va verso l’attualizzazione delle proprie potenzialità, agisce sempre in modo motivato, in cerca di qualcosa, mosso da una “sorgente centrale di energia”, propria di tutto l’organismo e non di una sola parte. Un’energia che tende al completamento, alla realizzazione, alla conservazione e al miglioramento.

Rogers riconosce di essere stato influenzato per tali considerazioni, tra gli altri, dal lavoro di Kurt Goldstein. Occupandosi dei danni cerebrali su soldati della grande guerra, Goldstein parla di tendenza all’autorealizzazione, come di una pulsione che spinge l’uomo ad agire nell’ambiente non in modo passivo, ma perseguendo l’integrità organistica tramite un processo di adattamento creativo. Per questo autore la normalità, più che mero adattamento sociale, è capacità di trovare regole nuove e di realizzare un adattamento creativo con l’ambiente.

Di Goldstein fu assistente a Francoforte Frederich Perls, che sarà, insieme a Paul Goodman, uno dei fondatori della nuova scuola gestaltica. Perls parla di auto regolazione organistica una tendenza all’equilibrio e all’evoluzione propria di ogni essere vivente dotato di organi e in contatto con l’ambiente. Si realizza attraverso un processo di progressiva soddisfazione dei bisogni, siano essi elementari o più evoluti.

Sebbene Goodman consideri il rapporto con la comunità più importante per il benessere di quanto non faccia Persl, che è più orientato a considerare l’essere sani come emancipazione dal bisogno si sostegno sociale, entrambi hanno una visione positiva della natura umana, considerandola buona in origine e volta naturalmente a realizzarsi in modo creativo.

Perls stesso diceva che la Gestalt è soprattutto una terapia per sani. La malattia è vista prevalentemente come un incidente di percorso dovuto all’incontro dell’individuo con un ambiente non favorevole e come la risposta migliore e più creativa (quindi di adattamento creativo anche questa) che l’organismo possa dare per salvarsi la pelle in n dato momento.”

Paradosso del cambiamento è diventare ciò che siamo.

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