L’uomo si è mangiato la terra – L’avvento dell’antropocene

L’uomo si è mangiato la terra – L’avvento dell’antropocene

Questo è il titolo di un bel video presente in rete. Un lavoro francese del 2019 per la regia di Jean Robert Viallet. Interessate e lungo (99 minuti), merita di essere visto. Di seguito ne propongo un riassunto, che non da conto di tutto e meno che mai delle immagini utilizzate.

 

Nei 15 chilometri che comprendono l’atmosfera e quella sottile crosta terrestre in cui ha luogo la vita, sono accumulate 1400 tonnellate di anidride carbonica, in gran parte prodotte dall’uomo recentemente. Da due secoli a questa parte il progresso sembra essere la sola ragione di vita.

Ci è dato di vivere un fatto straordinario ed eccezionale: la rivoluzione geologica. L’Olocene , l’era in cui molti di noi sono nati e cresciuti, risale all’epoca glaciale di 11.700 anni o sono. Oggi i geologi hanno individuato una nuova era: l’Antropocene, l’età dell’uomo. Come e quando è accaduto?

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Se riportassimo la storia del mondo su 24 ore, l’uomo compare negli ultimi 5 secondi. L’Antropocene riguarda solo due miliardesimi di secondo. Nella realtà, circa 40 anni.

L’uomo, e l’uomo europeo in particolare, ha sempre avuto bisogno di energia. Alla fine del ‘700 il grande uso di legname ha messo in crisi le foreste, la materia prima iniziava a scarseggiare e si verificavano alcuni contraccolpi sull’ambiente e sul clima. Quando, a partire dall’Inghilterra che si avvia all’industrializzazione, viene scoperta la potenzialità energetica del carbon fossile, questa scoperta viene salutata come una soluzione ecologica. Mentre i minatori scavano le foreste tirano il fiato.

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Nello stesso tempo, gli europei cercano in terre lontane le risorse e le materie prime utili al loro nuovo modello di sviluppo. Tra queste spicca il cotone coltivato dagli schiavi dell’America suddista. Lo sfruttamento è sostenuto da una precisa ideologia basata sulla considerazione che i popoli non sono capaci di utilizzare le fortune su cui camminano.

Oggi associamo il petrolio ai paesi arabi, ma il primo pozzo risale al 1859 e venne realizzato in Pennsylvania. Scattò allora una nuova corsa all’oro nero da parte di imprenditori e finanzieri. Si staglia su tutti la fortunata impresa dei Rockefeller, la Standard Oil. Il petrolio, che sostituisce e si aggiunge al carbone, accelera la rivoluzione industriale e pone le basi della produzione di massa. Rende possibile realizzare molti diversi prodotti. Il petrolio è definito una benedizione per l’umanità. Per i produttori è un doppio affare in quanto la più facile estrazione e il più semplice trasporto li svincola dal potere contrattuale dei minatori.

Sarà la prima guerra mondiale (tragica per l’uomo e profittevole per l’industria), a consacrare la fortuna e la potenza dei grandi industriali. Per la guerra si sviluppa la chimica, alla ricerca di bombe chimiche.

Finita la grande guerra gli Stati Uniti sono la nuova potenza mondiale. Il loro sviluppo economico è grande. La presenza di auto cambia le abitudini, il mondo dei pedoni deve fare posto agli automobilisti (il fenomeno dei bambini che muoiono investiti rappresenta una tragica novità che segna un nuovo modo di abitare il territorio). Con la crisi del ’29 e la grande depressione, la classe operai e la classe media soffrono la fame. Anche grandi gruppi economici perdono ricchezze.  Qualche imprenditore (petrolieri, produttori di auto e di pneumatici) puntano al superamento dell’elettrico. I tram vengono rottamati e sostituiti dagli autobus a gasolio.

La seconda guerra mondiale è basata sul petrolio e sull’energia. Nel 1945, con il progetto “Trinity”, ha luogo nel deserto del Messico la prima esplosione nucleare. Dopo qualche giorno le bombe cadono su Hiroshima e Nagasaki. C’è bisogno di porre fine alla guerra, ma anche di testare su un territorio abitato da umani, le conseguenze dell’ordigno.

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E’ la manifestazione della dismisura umana basata su una nuova fonte di energia, quella nucleare.

In questa lotta contro la natura per lo sviluppo economico, l’occidente fa esplodere 27 bombe atomiche a uso civile. Le atomiche consentono di modificare il territorio con facilità a servizio dei progetti umani. L’Unione Sovietica ne farà esplodere 150. Esplode anche il consumo di massa, l’uomo diventa consumatore.

Incredibilmente durante la seconda guerra mondiale, che impone di usare molta energia a scopi bellici, negli U.S.A. si sviluppano interessanti studi e tecnologie in grado di utilizzare l’energia solare. Nei primi anni ’50 il solare sembra avere un promettente futuro. La casa elettrica e autonoma sul piano energetico diviene una realtà. Gli interessi di chi produce energia elettrica con il carbone tuttavia prevalgono e fanno decadere l’ipotesi legata all’energia solare.

Sono gli anni della guerra fredda e del produttivismo ad est come a ovest. Nei primi anni ’50 vengono pubblicati due libri di successo, scritti da due naturalisti William Vogt e Fairfield Osborn.

Gli autori denunciano i pericoli derivanti Risultati immagini per William Vogt e Fairfield Osborn immaginidallo sfruttamento del pianeta e invocano la fine della guerra contro la natura. Proponimenti incompatibili con il clima di sfida imposto dalla guerra fredda. I testi hanno tuttavia l’esito di suscitare un approfondimento a livello politico. L’esito sarà quello di risparmiare le risorse interne e di usare quelle di altri paesi. Si intensifica il saccheggio del mondo.

 

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L’Antropocene non è comprensibile se non si considera quanto è accaduto all’agricoltura. Tra le due guerre si sviluppa l’agricoltura chimica e meccanizzata e il dirigismo sulle sementi.

Le ricche fondazioni americane (Rockefeller e Ford) vengono chiamate ad aiutare lo sviluppo nei paesi la cui instabilità comporterebbe rischi per l’economia americana. Ad essere favoriti, alla fine del processo, non sono i piccoli contadini, ma i grandi produttori. Gli effetti della nuova agricoltura sulla natura sono devastanti. Si impoveriscono i terreni, si diffondono i pesticidi. Le coltivazioni nuove necessitano di molta acqua e di molta energia.

 

 

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La produzione agricola diviene energeticamente deficitaria: l’energia necessaria alla produzione è minore di quella prodotta in termini di calorie alimentari.

Ci avviciniamo ai nostri giorni. Armi chimiche sono usate a piene mani nella guerra del Vietnam. Nel 1972 viene scattata la prima foto della terra dallo spazio: è la foto di un pianeta fragile. Il presidente democratico americano Carter vorrebbe un cambiamento sul piano energetico. Poi viene eletto il repubblicano Reagan e la lobby degli industriali ha ancora la meglio sugli ecologisti.

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Il consumo continua a crescere, adesso grazie all’indebitamento. Il consumo è il motore dell’economia e l’antidoto alla contestazione sociale. Intanto, nel mondo, la biodiversità si riduce rapidamente.

La rivoluzione digitale si annuncia come meno inquinante, ma richiede molta energia e molte risorse per essere realizzata.

L’Antropocene è forse un punto di non ritorno.

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